PAROLE E SASSI

TEATRO degli ACERBI

Il racconto di Antigone per le nuove generazioni
Una narratrice, un cappotto e le tasche piene di sassi.

Nient’altro occorre per condividere un racconto, se non la convinzione profonda che la storia che si sta raccontando è preziosa, e che attraverso il suo ri-racconto la si preserva dalla scomparsa. Una voce, e gesti che riecheggiano un rituale, sono in grado di evocare tutti i personaggi della storia, di dare loro corpo e carattere.

In un piccolo spazio delimitato e reso significativo con pochi segni, spazio “sacro”, compare la piccola e ribelle Antigone, che ha le sembianze di una pietra: Antigone, ragazzina dura come una pietra, contravviene alla legge del re Creonte e dà sepoltura al fratello Polinice, colpevole di tradimento e perciò condannato all’oblio. Antigone sa che il suo gesto avrà gravi conseguenze, ma il rispetto delle leggi non scritte, della tradizione e della voce del cuore è un imperativo più potente, dentro di lei. Ristabilire l’ordine naturale, di contro alle decisioni pragmatiche, al sistema del potere e alla ragion di stato, questo è l’intento della protagonista; un obiettivo forse destinato ad un perenne scacco, forse solo una provocazione alle società di ogni tempo, un gesto che vuole scuotere le coscienze.

Questo racconto è dedicato ad Antigone, la più nota figura femminile creata da Sofocle, che da duemilacinquecento anni simboleggia il conflitto tra sfera privata e sfera pubblica, tra famiglia e stato, tra obbedienza e disobbedienza, tra donne e potere, tra legge degli uomini e legge morale. Ma le tematiche che il dramma solleva sono praticamente inesauribili, e continuano a parlare all’uomo di ogni epoca storica.